La trasformazione dall’inquietudine, con molti strati in colori intensi e pennellate espressive, alla calma, con equilibrio nei colori e nelle pennellate, crea uno spazio tutto suo per il silenzio eloquente dell’immagine. Un silenzio che può essere sostenuto dal rendersi non presenti nello sguardo o nella parola.
Uno spazio silenzioso per la riflessione e la sfera privata. Come nel romanzo di Virginia Woolf “Una stanza tutta per sé”, lo sguardo rivolto verso il basso o altrove parla una lingua propria tanto quanto la donna vista di spalle. Ne ricevi solo un frammento della storia e devi immaginare da te il resto, così l’immagine diventa ancora più coinvolgente e interessante.
L’espressione di una donna che, come le donne nell’universo ottocentesco di Hammershøi, veniva vista ma non ascoltata. Si può quasi dire che facesse parte dell’arredo di casa.
Oggi le donne sono viste e ascoltate molto più che nell’Ottocento. Tuttavia ci sono ancora battaglie da combattere, e io lo faccio con i miei quadri e le mie conferenze. Battaglie per la parità di diritti per entrambi i sessi. Battaglie per la comprensione e la consapevolezza. Il modo in cui guardiamo ragazze e donne è qualcosa su cui è necessario porre l’attenzione, così in futuro ci penseremo quando parliamo e agiamo nei confronti dei nostri giovani.
Nordic Noir è un’espressione che mi piace davvero molto. Il buio mette in risalto la luce e, allo stesso tempo, c’è una malinconia. Ancora una volta un contrasto che mi ispira, pittoricamente e linguisticamente, a tal punto da averlo come filo nero conduttore nel mio lavoro.
